Negli ultimi vent’anni il fast fashion è diventato uno dei modelli produttivi più studiati da ricercatori e istituzioni internazionali. La sua forza sta nella capacità di immettere sul mercato enormi quantità di capi a basso costo in tempi rapidissimi. Ma proprio questa velocità è alla base di una serie di impatti ambientali e sociali che la comunità scientifica considera sempre più critici. Secondo numerosi studi, il settore moda è tra i più intensivi in termini di consumo di acqua, uso di sostanze chimiche e produzione di rifiuti tessili. La filiera del fast fashion genera inoltre emissioni significative di gas serra e contribuisce alla diffusione di microplastiche negli ecosistemi marini attraverso il lavaggio dei tessuti sintetici. A questi aspetti si aggiungono le criticità sociali: condizioni di lavoro precarie, salari bassi e una filiera globale difficile da monitorare.
È in questo contesto che il nostro CEAS ha avviato il progetto di Educazione Ambientale INDOSSA IL CAMBIAMENTO. L’iniziativa si ispira alla Strategia Regionale e Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile e nasce con un obiettivo chiaro: trasformare l’evidenza scientifica in conoscenza condivisa, capace di orientare comportamenti più responsabili. Attraverso attività educative, laboratori e momenti di confronto, il progetto si pone come obiettivo finale di contribuire a costruire una cultura del consumo più consapevole, in cui le scelte quotidiane siano guidate non solo dal prezzo o dalla moda del momento, ma anche dalla comprensione degli effetti che ogni capo di abbigliamento porta con sé.
IL progetto INDOSSA IL CAMBIAMENTO è finanziato dalla RAS nell’ambito del Bando per il finanziamento di progetti di educazione all’ambiente e allo sviluppo sostenibile sulla tematica della “fast fashion” destinato agli enti pubblici titolari di CEAS iscritti nella sezione A del RERC (DGR n. 35/69 del 4.7.2025 – Azione 2)